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Anche noi traduttori freelance andiamo in ferie…

 

Anche noi traduttori freelance andiamo in ferie. 

Lo so, è da non crederci.

Non posso parlare con assoluta certezza degli altri freelance, ma per quanto riguarda il settore della traduzione, leggenda metropolitana vuole che un traduttore non vada mai in ferie, non si prenda pause e sostanzialmente si dedichi, notte compresa, a dipanare espressioni arzigogolate ed enigmi traduttivi di varia natura.

Curvi sulla scrivania e chini verso i nostri computer come foglie accartocciate, alcuni giurerebbero di riconoscere nella nostra forma quella che è propria di un punto interrogativo. È un’immagine che, se da un lato si adatta a pennello al nostro modus vivendi, impregnati come siamo di dubbi e domande continue, dall’altro non è del tutto esatta.

Perché la verità è che anche noi traduttori andiamo in ferie.

Sul serio. Non è una battuta.

Anche se, senza girarci attorno, è tutt’altro che semplice.

Anche noi traduttori andiamo in ferie, ma…

Per quale motivo sottolineare così il fatto che anche noi traduttori andiamo in ferie, quasi come se fosse una cosa fuori dal comune?

Perché, per certi versi, un po’ lo è.

I motivi? In primis, di natura professionale.

Per andare in ferie, optiamo magari per periodi atipici e inconsueti, scegliendo i giorni con cura per fare in modo di adeguarci alle esigenze dei nostri clienti. Questo significa che, nonostante la possibilità di definire in piena autonomia i meritatissimi giorni di stacco da dedicare al riposo, come freelance dobbiamo sempre fare i conti con la responsabilità di portare avanti e seguire i progetti a noi affidatoci, perché la nostra assenza non deve e non può trasformarsi in disguido per il cliente.

Il problema è che, spostandoci su un piano prettamente personale, ci accorgiamo che a questo genere di valutazioni si aggiungono quelle che riguardano le esigenze di partner, figli o vari ed eventuali componenti della famiglia. Vuoi o non vuoi, le cose inesorabilmente si complicano, soprattutto se le persone con cui l’esperienza ferie si condivide hanno vincoli lavorativi diversi, ricoprendo ad esempio una posizione da dipendenti.

Un esempio tra tutti? il caldissimo e gettonato mese di agosto. Ad aziende chiuse, per un dipendente si conferma il mese più “caldo” per prenotare un ombrellone. Per un traduttore freelance, invece, il mese più “caldo” da trascorrere chino sulla sua abituale scrivania alla ricerca di collaborazioni nuove, facendo leva proprio sul fatto che alcuni colleghi, per esigenze e possibilità diverse, devono assentarsi per forza.

Ne avevo già parlato qui: “Andando a riguardare l’andamento del mio lavoro dal 2010 ad oggi, il periodo meno intenso è sempre risultato essere febbraio. I mesi estivi, con agosto in testa, si sono sempre dimostrati quelli più produttivi e pieni, secondi solo al periodo natalizio.”

Più avanti spiegavo che ciò è spesso dovuto al fatto che molti colleghi, scegliendo di partire per le ferie, finiscono per lasciare scoperti i clienti o le agenzie di traduzione per cui lavorano.

Ci tengo a precisare che si tratta di un dato che non si basa su nessuna statistica ufficiale, bensì su semplice esperienza personale. Come si suol dire, “i clienti ti cercano quando sono tutti in vacanza”. Consideriamola una rivisitazione sui generis della legge di Murphy.

Da dove nascono tutte queste riflessioni in merito al come, al perché e al quando andare in vacanza?

Perché quest’anno, dopo undici anni da traduttrice freelance nei quali mi sono sempre vista ritagliare e incastrare a fatica qualche giorno di ferie qui e lì nel corso dell’anno, mi sono ritrovata nella condizione di dovermi prendere, per esigenze personali, non solo 15 giorni di stacco, ma 15 giorni di stacco consecutivi e nel mese di agosto.

Non so se rendo l’idea.

Niente mete tropicali o avventurose all’orizzonte, ma tanto tempo da trascorrere in famiglia.

Lo devo ammettere, il pensiero ancora mi sconvolge. Senza contare che è da giugno che programmo macro- e microattività per organizzarmi rispetto ai progetti in corso e non è stato affatto semplice.

Qual è la vostra esperienza in merito? Voi come siete abituati a regolarvi con l’organizzazione delle vostre ferie?

 

Questo articolo ha 2 commenti

  1. Io ho la casa al mare dove trascorro tre mesi e continuo a lavorare solo dopo pranzo sino alle 17 quando scendo in piscina ed eventualmente dopo cena. Le mattine invece le dedico solo alla spiaggia. L’unica giornata totalmente libera che mi prendo è Ferragosto. Non ho clienti privati e dunque accetto dalle agenzie man mano i testi che riesco a gestire in questo modo.

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