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Buoni propositi, nuove abitudini e un’aspirante traduttrice


Seguire un regime alimentare più sano, fare attività fisica con maggiore frequenza, iscriversi a un corso di lingua inglese…

Avete stilato la lista dei buoni propositi per l’anno nuovo?

Vi siete ripromessi anche voi di rispettarli il più possibile o, se non altro, un poco meglio rispetto all’anno scorso?

Secondo alcuni studi, soltanto il 5% della popolazione riesce a tenervi fede con caparbietà.

E l’altro 95%?

Ci stavo riflettendo pensando a E., una ragazza che ho conosciuto qualche mese fa nell’ambito di Duo Dinamico, progetto al quale ho partecipato in qualità di mentore.

E. era una preparatissima laureata in traduzione che desiderava saperne di più su cosa comportasse effettivamente, a livello quotidiano, lavorare come traduttore.

Le era capitato di aver svolto due traduzioni a livello professionale, ma in entrambe aveva avuto difficoltà a organizzarsi e a rispettare le tempistiche concordate.

Perciò mi ha domandato:

“È possibile imparare a confrontarsi con le scadenze?”

Mi ha spiazzata.

Si ha infatti l’abitudine di ritenere che alcuni nostri atteggiamenti, sul lavoro e non, siano frutto di attitudini innate, tratti caratteriali di cui siamo o meno dotati.

In parte è così: ci sono persone puntuali o ritardatarie, ordinate o disordinate, pignole o distratte.

Va tutto benissimo, finché il proprio modo di essere non diventa un ostacolo per il raggiungimento di un traguardo importante per noi.

Che è proprio ciò che accade quando la professione dei tuoi sogni richiede che tu abbia una determinata caratteristica di cui sei invece sprovvisto.

Nel caso di E., la capacità di organizzarsi.

Si può dire fosse il suo proposito non soltanto per l’anno nuovo, ma per tutti quelli a venire.

È dunque possibile entrare a far parte di quel 5% di casi di successo? È possibile imparare a essere organizzati?

Certamente. Non è però sufficiente limitarsi a volerlo, né risulta d’aiuto vivere un incidente di percorso alla stregua di un fallimento.

Bisogna trasformare il proposito in azioni concrete e queste azioni in un sistema nuovo, in un’abitudine. 

Nel caso di E., ad esempio, le azioni da mettere in atto per creare un sistema nuovo potrebbero essere:

  • tradurre tutti i giorni;
  • valutare le proprie tempistiche e saper quindi calcolare con esattezza la media di parole al giorno che si è in grado di tradurre;
  • definire e concordare con i clienti tempi di consegna realistici.

Così sembra più facile, vero?

L’importante è non scordarsi la gratifica, elemento necessario a ogni sistema di abitudini che si rispetti.

Sempre seguendo l’esempio di E., se il proprio sogno è quello di fare la traduttrice, tradurre tutti i giorni dovrebbe risultare una gratifica di per sé, ma potrebbe non bastare.

Bisogna infatti mettere in conto che, soprattutto nei primi tempi, la traduzione potrebbe non essere frutto di un rapporto di lavoro (con la conseguente mancata gratifica del compenso) ma fine a se stessa.

Idee a riguardo?

Ricordo che all’inizio, e per i primi anni della mia carriera come traduttrice, quando non ricevevo progetti di traduzione passavo il tempo a cercare su Internet articoli inerenti al settore in una delle lingue dalle quali traduco. Trovato un testo adatto, scrivevo all’autore per chiedere il permesso di tradurli in italiano a titolo gratuito e di pubblicarli sulle mie pagine (ad esempio questa intervista a François Grosjean sul bilinguismo che ho da poco ripubblicato sul sito).

Al tempo non avevo in mente tutto ciò.

Pensandoci a posteriori, la mia gratifica consisteva nel mantenermi in allenamento, continuare a imparare e creare uno scambio, nonché contenuti per il mio sito web.

Auguro a E. di trovare le sue azioni, creare le sue abitudini e ottenere le sue gratifiche.

E a tutti di portare a termine con successo i propri buoni propositi.

Tu come la pensi?

Sarò felicissima di leggere un tuo parere a riguardo, puoi lasciare un commento in basso 👇

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