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Il traduttore e i suoi limiti: non siamo supermercati

Vi capita mai di ricevere richieste per lavori di cui non potete occuparvi?

Uno dei miei clienti potrebbe aver bisogno di una traduzione dall’italiano all’inglese.

Mi spiace, io lavoro con inglese e francese e traduco esclusivamente verso l’italiano.

Uno dei miei clienti potrebbe aver bisogno di un interprete per l’inglese e l’italiano.

Mi spiace, sono una traduttrice e non un interprete.

Uno dei miei clienti potrebbe aver bisogno di un traduttore per un adattamento simil-synch.

Mi spiace, non me ne sono mai occupata.

Onestà, fiducia e prospettiva a lungo termine

Io forse sono un po’ vecchio stile, ho i miei negozi e venditori preferiti da cui, se trovo ciò che cerco e la giusta qualità, continuo a tornare.

Qualche mese fa il mio fruttivendolo mi ha detto che da lui non avrei più trovato mandarini. “Quelli che ci saranno dalla prossima settimana non sono di stagione e hanno poco gusto, preferisco non trattarli”.

Ho apprezzato molto la sua onestà e il fatto che stia puntando sul rapporto di lungo periodo: sa benissimo che vendere dei mandarini insipidi potrebbe ampliare la sua offerta di servizi, ma non è quello ciò a cui punta.

Avrebbe potuto ragionare diversamente. Del resto, nella zona ci sono oltre 5 grandi supermercati che vendono qualsiasi tipo di merce proveniente da tutte le parti del mondo.

Chi vuole poter scegliere tra milioni di prodotti disponibili, va lì.

Chi vuole una scelta magari limitata ma un’ottima qualità, si reca dal fruttivendolo fidato.

Come cliente non vedo queste due tipologie di fornitori sullo stesso piano, non li ritengo neanche in concorrenza tra loro.

Allo stesso modo, come il mio fruttivendolo, credo occorra puntare a costruire nel tempo dei rapporti basati su onestà e qualità del servizio.

Questo fa la differenza.

Posso inoltre offrire alternative sfruttando la rete di collaboratori di fiducia che mi sono creata nel tempo.

Innumerevoli volte, infatti, benché io non operi come un’agenzia di traduzioni, ho ricevuto email di candidatura da parte di colleghi alla ricerca di una possibile collaborazione.

Ne ho sempre tenuto conto e le ho valutate come risorse preziose, soprattutto se il collega in questione trattava ambiti o combinazioni linguistiche diverse dalle mie.

Questo per la semplice ragione per cui poteva sempre rivelarsi un ottimo contatto qualora uno dei miei clienti avesse avuto bisogno delle sue competenze.

Il tempo mi ha dato ragione.

C’è poi chi sostiene che nell’indirizzare il cliente altri colleghi si corre il rischio di perdere il contatto di lavoro. Può capitare, certo. Ma non per quello.

Se il cliente non ha bisogno delle mie competenze, non sto perdendo nulla (a meno che io non scelga di prepararmi per offrire altre combinazioni linguistiche o prestazioni differenti).

Se il cliente sceglie un altro collega perché lavora meglio, non sto perdendo nulla (ma dovrò naturalmente rivedere il modo in cui svolgo il mio lavoro).

Credo che se si offrono onestà, un buon servizio e buone alternative in caso se ne presenti l’esigenza, il cliente saprà apprezzare. Il resto verrà da sé.

I rapporti di lavoro sono un po’ come delle storie d’amore: alla base devono esserci fiducia e rispetto da entrambe le parti.

È l’unica maniera che conosco per lavorare con serenità.

Hai suggerimenti o idee a riguardo? L’articolo ti è piaciuto? 

Sarò felicissima di leggere un tuo parere a riguardo, lasciami un commento!

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